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Il Campo di via Prenestina torna alla Borgata

11/04/2026 09:05

Chiara Di Paola

Calcio Popolare,

Il Campo di via Prenestina torna alla Borgata

Esiste un calcio che vive lontano dai riflettori della Serie A, in cui lo sport più popolare al mondo torna ad essere “popolare” non perché seguito su Pay Tv..

LA STORIA DELLA SQUADRA DI CALCIO POPOLARE CHE HA VINTO LA SUA BATTAGLIA CONTRO DEGRADO E ABBANDONO

 

Esiste un calcio che vive lontano dai riflettori della Serie A, in cui lo sport più popolare al mondo torna ad essere “popolare” non perché seguito su Pay Tv e grandi palcoscenici, ma perché appartiene al popolo. Si tratta di un movimento, quello del “calcio popolare” appunto, che si ispira ai valori del calcio di una volta, in cui lo sport si giocava in strada, apparteneva ai suoi tifosi e trovava la massima espressione nei campetti di provincia. Un calcio che rifiuta le logiche economico-finanziarie che lo hanno allontanato sempre di più dalla sua vera natura; un calcio fatto di  autofinanziamento e azionariato popolare; un calcio che non idolatra mai il singolo giocatore e punta all’inclusione più che al risultato. Territorialità, identificazione e senso di appartenenza: le società che vi aderiscono non hanno padrone e rifiutano le logiche distorte del calcio moderno ma ne conservano ed esaltano il calore che lo contraddistingue da sempre in Italia. Spalti da Serie A su campetti di Terza Categoria, allenamenti post-lavoro su campi di pozzolana, striscioni e fumogeni come negli anni ’80.

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Movimento sociale oltre che sportivo, il calcio torna a essere veicolo di valori e pretesto per aggregarsi e identificarsi in un gruppo. L’inclusione si traduce in antirazzismo, antisessismo, antifascismo: non è uno sport per soli uomini ma è un’occasione di aggregazione, che unisce senza differenze persone appartenenti a classi, origini, sesso e convinzioni politiche differenti. Il calcio è del popolo perché unisce e non divide, perché eguaglia e non crea distinzioni. Ed è proprio uno di questi campetti di provincia ad essere protagonista della storia che vi raccontiamo oggi.
 

È l’impianto sportivo di Via Prenestina 521, nella periferia est di Roma, situato al confine tra i quartieri Quarticciolo, Tor Sapienza e Casale Rosso, e a poche centinaia di metri dai quartieri Centocelle e Villa Gordiani: un’area territoriale complicata, attraversata da evidenti problematiche socioeconomiche e da uno stato di abbandono di edifici, aree verdi e spazi pubblici che esaspera il senso di isolamento e deprivazione degli abitanti. Non mancano strutture sportive, ma sono totalmente assenti quelle a prezzi accessibili. Qui il calcio popolare ha realizzato un sogno, quello di “far vivere i nostri quartieri e di emancipare il diritto allo sport da logiche speculative e dinamiche di mercato, promuovendo al contempo una cultura sportiva fondata sui valori della solidarietà, del mutuo aiuto, dell’inclusione e della giustizia sociale”. Sono le parole su cui si è basata la forte campagna di crowdfunding lanciata a dicembre scorso da Borgata Gordiani, una delle società di calcio sociale più attive e riconosciute della Capitale. Grazie anche al contributo di Zerocalcare, che ne ha sposato la causa, Borgata Gordiani ha deciso di rimboccarsi le maniche e restituire alla città un impianto che per 10 anni è stato lasciato in uno stato di abbandono desolante, che ne ha fatto un simbolo di decadimento e isolamento dei quartieri di periferia, lasciati sempre più indietro dalle istituzioni. 
“Abbiamo deciso di restituirlo alla città, per farlo diventare il centro di un progetto di comunità attraverso cui sperimentare un altro modo di pensare il calcio, stare insieme e vivere il territorio. Il nostro progetto ambisce a trasformare questo spazio vuoto in un luogo di incontro, sport e inclusione per tutti e tutte”. E così è stato. A febbraio “quello che ieri sembrava un sogno oggi è realtà”. Grazie alla raccolta fondi e all’interesse del Municipio Roma V, che ha dato mandato alla direzione Socio-educativa di pubblicare un avviso pubblico per il reperimento di soggetti idonei a cui affidare il campo da calcio, Borgata Gordiani ha potuto rilevare l’impianto per svolgere, come previsto da bando, “attività sportiva accessibile a tutte le categorie sociali e dovranno essere previste modalità di partecipazione che garantiscano l’inclusione di soggetti svantaggiati”.
“Abbiamo messo nero su bianco la nostra idea di sport e di socialità costruita dentro e fuori il nostro quartiere con chi vive le borgate di questa città senza arrendersi all’idea di essere abitanti di serie B - il virgolettato della società sui suoi canali social - . Un’idea che ci lega a chi vive a Quarticciolo e a chi anima i percorsi del Quarticciolo Ribelle da molto prima di iniziare a costruire questo sogno insieme. Quello di Via Prenestina 521 sarà  il campo su cui costruiranno i loro sogni i nostri giovani granata. Ma sarà anche il campo di chiunque creda nello sport popolare che dal basso si organizza per riprendersi quello che gli spetta. Partendo dagli spazi. Partendo da qui. Da un campo abbandonato da 10 anni in un quadrante troppo spesso dimenticato dalle istituzioni”.

 

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Il lavoro è solo all’inizio. La consegna del campo a Borgata Gordiani prevede ora che entro due anni si portino avanti, oltre alle attività proposte in risposta al bando, anche una riqualificazione complessiva dell’area. Al termine dei due anni sarà fatta una valutazione sia dal punto di vista delle attività proposte che degli interventi di riqualificazione, prima di procedere con il rinnovo della concessione. Il progetto presentato dall’Asd, ridefinito poi in base alle indicazioni del bando, prevedeva di riqualificare, riaprire e restituire ai cittadini il campo, con interventi di ristrutturazione, sistemazione degli spogliatoi, degli spazi esterni e degli spalti. Con l’obiettivo di organizzare anche un torneo nazionale, una volta terminata la messa in sicurezza.
 

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